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Cecchi's Story

Produrre vino rispettando l'ambiente: l'impegno di Famiglia Cecchi

Negli ultimi anni l’impegno verso la sostenibilità ambientale ed energetica è diventato per molte aziende un punto sempre più rilevante. Per Famiglia Cecchi in particolare, questo è un valore identitario da decenni, nonché un impegno concreto.

La sostenibilità ambientale per Famiglia Cecchi ha come punto di partenza la vocazionalità del territorio, come ci spiega il General Manager dell’azienda, Leonardo Raspini. “Vocazionalità significa andare a produrre nei luoghi in cui le produzioni agricole possono risultare facilmente producibili, senza dover ricorrere ad input eccessivi e quindi creare squilibri che poi potrebbero incidere pesantemente sulla sostenibilità ambientale”. Continua Raspini: “La vocazionalità è il primo motivo per cui ci sentiamo sostenibili. Per questo abbiamo piantato varietà autoctone nel Chianti Classico, in cui il Sangiovese la fa da padrona. Lo stesso vale per la Maremma, San Gimignano e Montefalco”.

Il presupposto è l’importanza che riveste la salvaguardia di un territorio unico come quello del nostro Paese. Questo spirito ha indirizzato tutti gli investimenti effettuati finora dall’azienda, il cui obiettivo è promuovere questa terra attraverso la bottiglia di vino.

Il vino è il prodotto finale, ma fa parte di un ecosistema di processo e di visione più ampio che non deve pensare soltanto al mercato, ma anche al rispetto del territorio in cui viene prodotto.

Tradizione e innovazione nel Chianti Classico

Il Chianti Classico è una delle aree naturali più belle al mondo, dove le vigne e gli oliveti coabitano con boschi e seminativi, permettendo lo sviluppo di un ecosistema equilibrato. La biodiversità è molto importante in agricoltura, in quanto la coltivazione di varietà di specie diversificate a seconda dell’ambiente e delle condizioni climatiche fa sì che ogni specie si adatti ad un particolare ecosistema.

Se il rispetto dell’ecosistema ha accompagnato la crescita aziendale, oggi, l’impatto ambientale è una prerogativa degli attuali proprietari Cesare e Andrea Cecchi che hanno deciso di seguire per tutelare il futuro ecologico dell’habitat circostante.

La parola sostenibilità, dunque, passa attraverso due linee di condotta ben precise: da una parte la tutela e il miglioramento del patrimonio aziendale, agricolo e ambientale; dall’altra il recupero e l’impiego di nuove tecnologie che consentano di ridurre al minimo i consumi energetici e le risorse naturali necessarie alla produzione.

Il centro produttivo e direzionale di Castellina in Chianti è una struttura nata negli anni Sessanta. Nel tempo è stata oggetto di continui investimenti migliorativi per consentire all’azienda di dotarsi di un moderno polo logistico senza invadere il paesaggio con inutili cementificazioni. Gli investimenti migliorativi hanno riguardato anche interventi strutturali come la coibentazione dello stabilimento attraverso materiali tecnologici che hanno permesso un notevole risparmio energetico nel processo di climatizzazione della cantina e dello stoccaggio del prodotto finito.

L’importanza dell’uso dell’acqua

L’acqua, bene così prezioso, è stata una delle prime risorse naturali di cui l’azienda si è preoccupata. Ecco spiegata la presenza di un sistema del tutto innovativo come la fitodepurazione per il trattamento delle acque reflue di cantina, che permette una rigenerazione naturale dell’acqua utilizzata a salvaguardia dell’ambiente naturale. “Risparmiare acqua anche in fase di coltivazione, e non solo in cantina, è un altro dei nostri obiettivi primari” ci riferisce il direttore Leonardo Raspini. “Lo spreco di acqua è un argomento che ci sta a cuore, al pari del vino, e comunque anche fuori dal contesto produttivo. Basti pensare che ancora oggi un abitante della terra su cinque non ha acqua potabile a sufficienza”.

Ricerca e sperimentazione

L’innovazione senza la ricerca è come una sedia a tre gambe, per questo ogni passo in avanti che l’azienda ha deciso di compiere nel corso della sua storia è stato preceduto dalla sperimentazione, come la messa in campo di nuovi cloni, l’individuazione delle giuste condizioni pedoclimatiche e forme di allevamento e conduzione del vigneto, la ricerca dei legni più adatti per l’affinamento dei vini, il ricorso alla tecnologia avanzata degli impianti per il processo di vinificazione e il continuo assaggio delle sperimentazioni operate. “In cantina a Castellina faremo uno studio energetico per capire quali sono le zone più critiche in termini di consumo di energia e quindi possa utilizzare al minimo l’impegno di energia termica” ci spiega il Direttore Generale Leonardo Raspini.

Lo studio dei suoli

“A Villa Rosa, tenuta alle pendici di Castellina in Chianti acquisita nel 2015, stiamo rinnovando alcuni vigneti. Abbiamo già effettuato uno studio dei suoli per capire le diverse tipologie così che a fine estate 2016 concluderemo una parte della ristrutturazione dei vigneti senza andare ad alterare i profili degli stessi. Quindi non produrremo movimenti eccessivi di terreno, ma andremo a preservare quella che è la maggiore ricchezza di un’azienda agraria: il suolo”.

Oltre a ridurre i movimenti di terra al minimo, è importante dare più struttura al suolo integrandolo con sostanza organica per migliorarlo. “È quello che stiamo facendo in questo periodo. Ciò porterà le piante ad autosostenersi, che non significa che non faremo più trattamenti o interventi volti a gestire il vigneto. In questo modo la pianta crescerà con una compatibilità ambientale più importante e, secondo i nostri studi, svilupperà una potenziale capacità di reazione agli agenti esterni più alta. In questo senso minori interventi aiutano le piante a reagire da sole portando un minor impatto in termini agricoli. Siamo all’inizio del percorso, ma questo già da oggi ci permette di essere certificati con la regione Toscana come produttori di Agroqualità”.

L’insieme di pratiche sostenibili possono portare il vigneto vicino a quelle che sono condizioni di gestione biodinamica o organica. “Mi piace molto il termine organico così come lo usano gli anglosassoni”, continua Raspini “ovvero per indicare il biologico. Perché organico vuol dire partire dalla capacità dei suoli e della pianta di vivere in modo più integrato con l’ambiente, che è anche la filosofia di Famiglia Cecchi”.

Il controllo della vinificazione

“Anche in cantina, ovvero nella fase della vinificazione, andiamo a mettere in atto pratiche di sostenibilità. Per esempio abbiamo messo a punto nella linea di imbottigliamento di Famiglia Cecchi un sistema di controllo dell’ossigeno. Ci sono dei momenti in cui l’ossigeno può entrare in contatto con il vino alterandone la capacità di invecchiamento. Per questo siamo andati a fare un investimento per monitorare ogni punto della macchina di imbottigliamento in modo preciso. Questo ci permetterà di utilizzare minori livelli di solforosa e ottenere un vino non solo più sostenibile, ma anche più godibile”.

La cantina tecnologica di Val delle Rose in Maremma

Famiglia Cecchi ha investito molto nel suo territorio, la Toscana. Nel 1996 ha acquistato la Tenuta Val delle Rose in Maremma, intraprendendo una strada volta a valorizzare e diffondere l’immagine di un territorio generoso e vocato alla viticoltura di qualità.

La Tenuta fu scelta per la sua esposizione e per l’alta vocazione dei suoi terreni. Da quel momento in poi l’impegno della Famiglia ha generato una continua evoluzione, tanto che Val delle Rose ha vissuto una piccola rivoluzione agricola, sia per investimenti tecnologici che per l’ampliamento della superficie vitata.

Allo scopo di ridurre l’impatto ambientale e il consumo energetico, dopo essersi concentrati sulla sistemazione della parte agronomica, l’azienda ha avviato la costruzione di una nuova cantina. Ultimata nel 2011, oggi è dotata della tecnologia più avanzata, che permette un’eccellente lavorazione delle uve raccolte.

A Val delle Rose la tradizione si coniuga con efficienza e innovazione grazie ad una raffinata tecnologia enologica

Quest’ultima è finalizzata ad esaltare le proprietà delle uve, rendendo il prodotto qualitativamente superiore. La scienza e le macchine presenti in azienda non devono servire a forzare o alterare un processo, quanto piuttosto a esaltarne le qualità.

Il progetto della cantina di Val delle Rose è stato pensato fin dall’inizio nel rispetto dell’ambiente e del territorio. La cantina è stata costruita sotto terra per ottenere temperature stabili durante tutto l’anno senza spreco di ulteriore energia elettrica.

In modo particolare la barriccaia è stata costruita sotto terra per evitare il più possibile gli sbalzi termici e quindi facilitare il mantenimento e il controllo della temperatura.


Sono inoltre presenti innovativi sistemi di fitodepurazione, pensati all’interno di un impianto efficiente e moderno, che consentono di riutilizzare in campagna le acque usate in cantina.

Tutto il sistema si alimenta, ovvero funziona per gravità, senza ricorrere all’utilizzo di pompe o di energia elettrica.

Il risultato è una cantina tecnologicamente avanzata, innovativa e compatibile con le esigenze di tutela dell’ambiente. In più ogni anno la cantina viene aggiornata per ottenere sempre la massima efficienza e prodotti di qualità.

Verso materiali sempre più sostenibili

In tema di sostenibilità, non basta applicare le giuste pratiche in vigna e in cantina, ma è necessario anche utilizzare materiali che non danneggino l’ambiente circostante.

Sul packaging, ovvero il confezionamento dei prodotti, viene posta sempre più attenzione. “Noi come tante altre aziende ci stiamo orientando verso la sostenibilità anche in questo senso. Producendo un alto numero di bottiglie, cerchiamo di risparmiare sul peso del vetro della bottiglia, per poter risparmiare in termini di sostenibilità. Nel processo produttivo poniamo attenzione nello scegliere, per alcune linee di prodotto, bottiglie leggere che pesino un massimo di 360 gr (rispetto ai 450 gr del passato). Grazie a questo possiamo dire che negli ultimi tempi abbiamo risparmiato circa 1.000 tonnellate di vetro” spiega Raspini.

“Ovviamente nelle cantine ci sarà sempre una fascia di prodotto che avrà un packaging più costoso. Ma la stragrande maggioranza dei nostri prodotti verrà fatta sempre di più utilizzando packaging provenienti da materiali di recupero”.

Rispetto per l’ambiente vuol dire anche vino biologico: il Chianti Natìo

L’agricoltura biologica pone elevata attenzione alla salvaguardia e all’equilibrio dei sistemi e dei cicli naturali, escludendo in vigneto l’utilizzo di prodotti chimici di sintesi per concimare i terreni, combattere i parassiti e le malattie delle piante.

L’impegno di Famiglia Cecchi di operare nel rispetto delle piante, della terra e delle persone ha dato vita da anni ad un Chianti biologico, il Natìo, il cui nome richiama, appunto, la natura senza artifici.

Per legislazione tutti i vini biologici devono provenire da agricoltura biologica, quindi provenire da vigneti dove non si utilizzano prodotti di sintesi, bensì solo presenti in natura. “Anche in fase di vinificazione ne deve essere mantenuta l’integrità, in quanto non può essere permesso nessun cambiamento a livello di profilo chimico-analitico” ci spiega Leonardo Raspini. In più i livelli di solforosa devono essere mantenuti entro limiti più bassi rispetto ai vini convenzionali. Il Natìo parte biologico dalla vigna e viene mantenuto biologico in cantina, fino all’imbottigliamento”.

Per quanto riguarda il futuro, Famiglia Cecchi vuole proseguire su questa strada di sostenibilità, rispetto, ricerca e innovazione. Conclude Raspini: “Non esiste innovazione senza ricerca, ricerca continua. Quello che vogliamo fare in futuro è studiare come progettare i prossimi vigneti per assicurarci sempre di produrre un vino di alta qualità senza trascurare il prezioso valore dell’ambiente che ci circonda”.

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